lunedì 24 gennaio 2011

Approvata la legge sulla etichettature e la qualità dei prodotti alimentari


E’ stata approvata la legge 2260-bis-B in in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari .
L'approvazione delle legge sull'etichettatura trasparente è  un passo importante. In Italia l'obbligo di indicare la provenienza era  in vigore solo per alcune categorie di alimenti, come carne bovina, pollo, ortaggi e frutta fresca,  uova, miele, latte fresco, passata di pomodoro e l'olio extravergine di oliva, lasciando carta bianca su pasta, succhi di frutta, latte a lungo conservazione, formaggi, carne di maiale e salumi. 
Etichettatura e tracciabilità sono il futuro di tutta la produzione agroalimentare. Nell’articolo 6 si legge: “ Al fine di assicurare ai consumatori una completa e corretta informazione sulle caratteristiche dei prodotti alimentari commercializzati, trasformati, parzialmente trasformati o non trasformati, nonché al fine di rafforzare la prevenzione e la repressione delle frodi alimentari, è obbligatorio, nei limiti e secondo le procedure di cui al presente articolo, riportare nell'etichettatura di tali prodotti, oltre alle indicazioni di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109, e successive modificazioni, l'indicazione del luogo di origine o di provenienza e, in conformità alla normativa dell'Unione europea, dell'eventuale utilizzazione di ingredienti in cui vi sia presenza di organismi geneticamente modificati in qualunque fase della catena alimentare, dal luogo di produzione iniziale fino al consumo finale
Questo lascia presagire una futura collaborazione delle diverse filiere alimentari con l'utilizzo anche di standard tecnologici come tag Rfid e barcode per garantire un'etichettatura conforme alle nuove specifiche.

mercoledì 12 gennaio 2011

I bimbi “taggati”


Dopo pacchi natalizi, cibo, cd, abbigliamento, profumi e balocchi, oggi anche i bimbi vengono taggati con i chip RFID.
La notizia diffusa negli scorsi mesi evidenzia che alcune scuole californiane godono di una sovvenzione federale per tenere traccia bambini in età prescolare utilizzando chip RFID (Radio Frequency Identification).
La tecnologia RFID è molto usata nei sistemi di antitaccheggio e per tenere la tracciabilità di merci. Ma i chip possono essere usati anche per rilevare gli spostamenti degli esseri umani.
Il chip è collocato su una maglietta che viene fatta indossare ai bimbi quando sono a scuola. Le porte di uscita dell’istituto sono dotate  di sistemi in grado di rilevare il passaggio dei  “taggati” .
Naturalmente questo sistema aiuta la scuola a tenere un “inventario”  preciso dei bambini.
Sono molte le polemiche che ha suscitato questa scelta. Soprattutto da parte dei genitori che si domandano perché sia necessario un controllo su bambini così piccoli.
Secondo alcuni funzionari la scelta di questo sistema di controllo è determinata dalla necessità di ridurre il costo dei docenti e di migliorare il lavoro di quelli nella scuola.
La domanda che ci si pone è se i chip siano un falso senso di sicurezza (le magliette dei bimbi potrebbero essere tolte) per genitori  e insegnanti o se  invece aiutino effettivamente a garantire una maggiore sicurezza per i piccoli alunni.

venerdì 7 gennaio 2011

Identikit del taccheggiatore


"Giulia  e Francesca si sono sempre divertite molto al centro commerciale.  Ma un sabato,  dopo il solito giro ,  Giulia tirò fuori dalla borsa una t-shirt nuova.  Francesca non  ricordava di averla vista acquistare qualcosa.  “Non l’ho comprato – le disse Giulia – l’ho rubato”.   Francesca rimase sconvolta e sconcertata.  Mai e poi mai le sarebbe passato per la mente che la sua amica avrebbe potuto rubare."

Ecco uno dei tanti episodi che si verificano spesso nei centri commerciali dove sembra che a "rubare" - spesso - siano proprio i giovanissimi.
E se i maschi sono interessati di più all’elettronica, le donne si concentrano invece sulla cosmesi.  Ma non sono solo i giovanissimi a creare problemi. Spesso rubano persone insospettabili, che non resistono davanti all’idea di possedere un rossetto o una crema che magari non possono permettersi con il notevole imbarazzo degli operatori dei negozi che devono poi invitare il cliente a restituire la merce rubata.
A contraddire il titolo di questo post, bisogna ammettere che di fatto non esiste un “taccheggiatore tipo”.
Le  persone che rubano nei negozi possono essere di ogni età, razza, sesso e provenienza sociale ed economica.
I taccheggiatori rientrano  generalmente in due categorie: i taccheggiatori professionisti -  persone che di solito rubano oggetti costosi, come l'abbigliamento e gioielli, che possono essere rivenduti facilmente - e i taccheggiatori amatoriali o casuali .  Quest'ultima categoria in genere  non va in un negozio con l'intenzione di rubare. E’ all’interno del negozio che si scatena l’istinto e che iniziano le manovre più fantasiose per eludere i sistemi antitaccheggio o l'occhio della vigilanza.
Il fenomeno è sempre esistito, ma negli ultimi anni c’è stato un sensibile aumento  in parte dovuto alla crisi.
Infatti ad ingrossare  le fila  dei taccheggiatori appaiono anche gli  anziani e in generale persone che non hanno da mangiare. È bene tenere presente un altro dato:   il 70% dei furti è commesso dagli stessi dipendenti. 

Ma quale è la classifica dei prodotti più rubati?
Profumi, cosmetici, materiali elettronici di piccole dimensioni  .. insomma tutto quello che può essere facilmente occultato nel cappotto o nelle borse. 
Quasi sempre il taccheggiatore preleva la merce dai banchi occultandola addosso, nei vestiti o nelle borse. Tra i metodi di furto più usati  si annoverano tasche, ombrelli, borse, simulata maternità, merce appesa ai ganci dei carrelli, rottura di bande magnetiche, inserimento di articoli in altre confezioni – una sorta di fantasioso paghi 1 prendi 3 –,  utilizzo di uno stesso scontrino per più acquisti.
In sintesi: tanti e diversi  espedienti che dipendono dalle circostanze, dai complici a disposizione e soprattutto dalla fantasia del taccheggiatore.